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Quando si scrive di doveri, si intende mettere in luce ciò che il soggetto dovrebbe fare per raggiungere un obiettivo (nel nostro caso essere un lettore intelligente); quando parliamo di diritti, ci spostiamo nella sfera del semplicemente possibile, ovvero verso una serie di azioni che il soggetto può o meno compiere ma che non possono essere considerate necessarie. Parlare di diritti, inoltre, implica spesso l’esistenza di qualcun altro che potrebbe vedere la propria sfera di libertà diminuita dal nostro agire, anzi proprio tale diminuzione dà senso al diritto. Il leggere ad alta voce è un diritto che, ampiamente, entra in questa definizione: se leggiamo ad alta voce o ci troviamo da soli o siamo degli attori sul palcoscenico o diamo fastidio a qualcun altro. 

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1° diritto - Non leggere

Il lettore intelligente non può essere preso in ostaggio dallo scrittore e ha il diritto di abbandonare, senza nessun rimorso, i libri in cui il ruolo dello scrittore - e di ciò che viene narrato - è decisamente preponderante su quello del lettore, relegato a mero spettatore. Il lettore, come già precisato, è infatti un vero e proprio coautore e ha diritto di ritrovare nei testi che legge tutto quell’apparato strutturale - e quelle domande - che gli permetta di esercitare il proprio ruolo e, soprattutto, gli consenta di interagire con il testo e “cambiare” mentre lo legge. 

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La traduzione di un testo è un aspetto di cui non si tiene mai troppo conto quando si legge un autore straniero. Si sa che tradurre un testo è un po’ come “tradirlo”, ma l’aspetto più grave è che ciò avviene in un modo particolarmente subdolo, perché tra lettore ed editore, al momento dell’acquisto, si instaura un sottinteso patto che afferma, più o meno, che ciò che leggeremo è realmente il libro che è stato pubblicato all’estero. Ma non può essere così. O meglio, a livello superficiale lo sarà, ma per il lettore intelligente questo non basta, perché si scontra con il dovere di rileggere, attraverso il quale si assaporano le sfumature e i dettagli che, inevitabilmente, nel libro tradotto vengono persi. Ma non finisce qui…

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3° dovere - Rileggere

Su questo mi trovo d’accordo con Pennac, con una differenza: la possibilità di rileggere non è solo un diritto, io penso sia soprattutto un dovere. Ad una prima lettura si percepisce in genere solo ciò che è l’aspetto più superficiale del contenuto, ovvero l’intreccio nella sua dimensione più sintetica, costituito dall’avvicendamento dei fatti e dall’azione dei personaggi; ma solo una seconda lettura, più attenta e approfondita e, comunque, libera dalla necessità di seguire la trama, ci permette di assaporare ritmo e lessico o scoprire le finezze strutturali.

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2° dovere - Selezionare

Leggere è un’attività che richiede molto tempo, spesso trafugato negli interstizi dei nostri doveri quotidiani. E’ necessario dunque offrire al tempo della lettura una certa qualità della materia prima: il libro da leggere. Quando entriamo in una libreria possiamo distinguere con poca fatica i libri “da consumo” dai libri “da leggere”. I primi si riconoscono perché trainati da qualcos’altro che sta da qualche altra parte: le barzellette di Totti, i sedani della Litizzetto, le elucubrazioni di Volo, e così via…

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Forse qualcuno ricorderà i diritti imprescrittibili del lettore dettati da Daniel Pennac in Come un romanzo: non leggere, saltare le pagine, non finire il libro, rileggere, leggere qualsiasi cosa, bovarismo, leggere ovunque, spizzicare, leggere ad alta voce, tacere. Ritengo che sul lettore intelligente ricadano anche dei doveri: il primo dovere è di leggere lentamente. Siamo talmente presi dai ritmi accelerati che subiamo sul lavoro e quando guardiamo la televisione da dimenticare spesso che un libro è cosa diversa e nasce per essere gustato.

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Dopo un’introduzione scritta soprattutto per verificare come funzionano le cose qui su WordPress, ma anche per tentare di nascondermi dietro al solito dito, passo alla vera dichiarazione d’intenti. L’idea del blog nasce dalla (ri)lettura del Pendolo di Foucault di Umberto Eco, nel quale si ritrova l’originaria frase - che ho fatto mia fuor di contesto - messa in bocca ad uno dei protagonisti: “Se non riesco ad essere un bravo scrittore, almeno provo ad essere un lettore intelligente” (più o meno… non siate fiscali, potrà variare di quale parola ma al 90% è questa). Mi sono chiesto, perciò come si possa essere lettori intelligenti; la risposta (poco) stranamente è legata a che cosa significa essere bravi scrittori.

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Inauguro questo blog mettendo in luce un’evidente contraddizione. Qui si parlerà di come si possa leggere, spezzettare, meditare e gustare un testo (soprattutto opere di narrativa) e lo farò utilizzando, ovviamente, la scrittura. A dispetto del motto che si legge sotto il titolo, che parrebbe snobisticamente liquidare gli scrittori improvvisati a tutto vantaggio ideologico dei lettori attenti, con un salto mortale degno dei migliori politici di ieri e di oggi, mi tramuto invece io stesso in scrittore. Forse avrei fatto meglio a fondare una radio online - oppure a tacere; ma sinceramente non mi ci sentivo a snocciolare in viva voce (ma differita, ovviamente) quelle quattro cose che ritengo di poter/voler dire sulla lettura: un briciolo di timidezza pre-Internet mi è rimasto ancora e, dunque, oltre al fatto di ritenere comunque la scrittura il mezzo più utile, per me che scrivo ma anche per chi legge, per ragionare sulla scrittura, preferisco nascondermi un attimo dietro le quinte delle parole. Mi giustifica, e mi solleva, comunque il fatto che questo blog verrà letto solo da pochi amici che avranno la delicatezza, spero, di non vedere me dietro queste righe ma di considerarle per quello che rappresentano: un testo da usare per osservare, piuttosto, se stessi.