Bravi scrittori e cattivi scrittori
26 Ottobre 2007 di GG
Dopo un’introduzione scritta soprattutto per verificare come funzionano le cose qui su WordPress, ma anche per tentare di nascondermi dietro al solito dito, passo alla vera dichiarazione d’intenti. L’idea del blog nasce dalla (ri)lettura del Pendolo di Foucault di Umberto Eco, nel quale si ritrova l’originaria frase - che ho fatto mia fuor di contesto - messa in bocca ad uno dei protagonisti: “Se non riesco ad essere un bravo scrittore, almeno provo ad essere un lettore intelligente” (più o meno… non siate fiscali, potrà variare di quale parola ma al 90% è questa). Mi sono chiesto, perciò come si possa essere lettori intelligenti; la risposta (poco) stranamente è legata a che cosa significa essere bravi scrittori.
In Eco la questione del rapporto tra autore e lettore (e la teoria della cooperazione tra questi nel costruire il significato di un testo) è, o dovrebbe essere, ben nota. Dunque quella frase, in un suo libro, non può essere intesa semplicemente come stratagemma narrativo per presentare un personaggio che “getta la spugna” perché non sa o non riesce a scrivere narrativa; in realtà dovrebbe essere percepita anche come una presa di coscienza da parte del lettore della sua estrema importanza ai fini della creazione narrativa. Quel “qualcosa” che sta in mezzo tra l’autore che scrive e il lettore che legge non è tanto il libro (che è un mezzo) ma l’insieme delle storie e delle vite (di autore e di lettore) che si incontrano in quel libro. Eco lo sa, e come lui molti altri autori che, proprio per questo, sono bravi scrittori. Possiamo quindi già fare qui una distinzione: bravi scrittori di narrativa sono coloro che riescono a innescare un meccanismo di complicità accompagnando il lettore a riflettere su se stesso; cattivi scrittori di narrativa sono quelli che, invece, ci squadernano davanti tutto il proprio ego e sono talmente presuntuosi da pensare che ci interessi ciò che scrivono di loro. Provate a pensarci: i libri che ci piacciono di più sono proprio quelli che parlano di noi, che troviamo “intimi”; il resto è rumore. Detto questo, che cosa significa essere lettori intelligenti? Ritengo che sia intelligente quel lettore che si mette in una condizione di collaborazione e, nella consapevolezza di “lavorare” insieme all’autore per rendere vivo il libro che ha tra le mani, presti attenzione a tutto ciò che il suo compagno di viaggio, che sta dall’altra parte, ha messo in opera per attivare il meccanismo di cooperazione narrativa. Il lettore intelligente è, insomma, quello che si diverte a smontare il giocattolo narrativo… e che se scopre che l’autore non dovesse aver adempiuto al suo dovere, chiude semplicemente il libro che si ritrova tra le mani.