3° dovere - Rileggere
30 Ottobre 2007 di GG
Su questo mi trovo d’accordo con Pennac, con una differenza: la possibilità di rileggere non è solo un diritto, io penso sia soprattutto un dovere. Ad una prima lettura si percepisce in genere solo ciò che è l’aspetto più superficiale del contenuto, ovvero l’intreccio nella sua dimensione più sintetica, costituito dall’avvicendamento dei fatti e dall’azione dei personaggi; ma solo una seconda lettura, più attenta e approfondita e, comunque, libera dalla necessità di seguire la trama, ci permette di assaporare ritmo e lessico o scoprire le finezze strutturali.
Siamo abituati ad una lettura verticale dei libri: si inizia dalla prima parola e si finisce con l’ultima. Il lettore intelligente, dovrebbe invece (dopo la prima, sacrosanta, lettura “superficiale”) ricominciare smontando il meccanismo con cui è costruito il romanzo. Si tratta di far seguire alla lettura verticale una lettura orizzontale o discontinua: per personaggi, per dialoghi, per descrizioni ecc. In questo modo riusciamo a capire perché il testo ci ha colpito e, soprattutto, come. Ma c’è anche un altro tipo di rilettura, che è quella effettuata dopo anni dalla prima lettura. Il fatto indubitabile che il lettore sia uno dei protagonisti della creazione del contenuto del libro (l’altro è lo scrittore, che deve essere usato, senza eufemismi, dal lettore per i propri interessi interiori) porta a dire che, nel tempo, i cambiamenti subiti dal lettore si riverberano indubbiamente sui libri presenti nello scaffale della propria libreria. E questo a due livelli: un cambiamento istantaneo, che deriva dai ricordi che manteniamo di un determinato libro (stralci di trama, sensazioni, pensieri) che agiscono nella vita presente; un cambiamento potenziale dovuto al fatto che se aprissimo lo stesso libro dopo anni di abbandono appoggeremmo sicuramente la nostra attenzione su aspetti della trama che non ricordiamo o su cui in passato non ci eravamo soffermati, ci ritroveremmo a meditare su aspetti di noi stessi estremamente differenti da quelli di una volta, potremmo addirittura riportare alla luce ricordi sepolti del passato. Questo significa che abbiamo scaffali pieni di libri densi di significati inesplorati o da esplorare sotto nuova luce e, dunque, che dobbiamo liberarci dall’ansia di novità che ci assale ogni volta che entriamo in libreria e, piuttosto, fare qualche passeggiata tra la polvere dei vecchi libri che non tocchiamo da anni.
Ero soltanto un cosiddetto lettore forte. La mia condizione di lettore forte per un po’ di tempo si è limitata alla quantità di libri letti. Poi, è arrivata la lettura orizzontale dei romanzi. Il passo successivo è stato quello di trasformarmi in uno scrittore. Sì, perché quando arrivi a un livello di penetrazione delle pagine come quello da te descritto, qui in questo post, allora stai smontando il giocattolo per cercare di ricostruirlo. E’ (quasi?) inevitabile.
Brancati però una volta scrisse una cosa che io condivido: c’è un piacere delicato che i lettori forti (e quindi gli scrittori) si sono implicitamente preclusi con i loro armamentari della consapevolezza: quello che ti allaga la mente (e se fossi più coraggioso direi anche il cuore), quello che i bambini provano in massima misura, ma che comunque rimane splendido nei lettori meno attrezzati. Per quanto mi riguarda, mi capita spesso di leggere molti libri in parallelo. Però mi accorgo di amarne uno proprio quando mi lascio andare, quando metto da parte i miei apparati critici.
Naturalmente: forse…
Come non essere d’accordo con te? Il lettore intelligente di queste pagine non è esclusivo rispetto ad altri lettori. Voglio dire che in ciascuno di noi si nascondono tanti lettori: quello a cui piace fermarsi alla trama superficiale; chi si diverte a scovare le citazioni; chi vuole smontare il giocattolo per vedere che cosa c’è dentro e chi perché intende ricostruirlo, magari più sofisticato. In realtà è difficile - impossibile - dare un giudizio di valore su questo o quel tipo di lettore; possiamo solo pensare che l’uno o l’altro profilo siano funzionali a determinati obiettivi.