1° diritto - Non leggere
10 Novembre 2007 di GG
Il lettore intelligente non può essere preso in ostaggio dallo scrittore e ha il diritto di abbandonare, senza nessun rimorso, i libri in cui il ruolo dello scrittore - e di ciò che viene narrato - è decisamente preponderante su quello del lettore, relegato a mero spettatore. Il lettore, come già precisato, è infatti un vero e proprio coautore e ha diritto di ritrovare nei testi che legge tutto quell’apparato strutturale - e quelle domande - che gli permetta di esercitare il proprio ruolo e, soprattutto, gli consenta di interagire con il testo e “cambiare” mentre lo legge.
In genere, i libri che vale la pena di abbandonare si ritrovano tra quelli che non hanno superato lo scoglio dei 10 anni sugli scaffali delle librerie (v. il 2° dovere del lettore intelligente). Ma questo è un filtro che agisce, comunque, a livello “sociale” e nulla toglie che ci siano libri che generazioni di lettori ritengono fondamentali e che, al contrario, al singolo lettore dicano poco o nulla… o viceversa. La questione sta nel centro di riferimento su cui si pone l’attenzione: il lettore rappresenta tale centro, il singolo lettore con una propria vita, interessi, studi, intelligenza, problemi, fisime, pazzie, malattie, deficit. Quando è su questo lettore che si pone l’attenzione allora il diritto di non leggere esce allo scoperto e diventa palese: tutti sentono di possederlo ma spesso, per paura di essere considerati ignoranti, non lo esercitano. C’è anche un altro motivo: quando si acquista un libro, si ipoteca il proprio tempo futuro e si fa una sorta di scommessa con se stessi (spendo del denaro per sentirmi dire qualcosa); se il libro non piace, il primo istinto è di abbandonarlo, ma si vive un doppio lutto: si è perso del tempo e, dunque, si tende a dare ulteriori chance al libro che abbiamo tra le mani per potersi ricredere e non buttare al vento il tempo perso (in genere, perdendo altro tempo); si perde autostima perché abbiamo fatto una scelta sbagliata - o perché tutti dicono che quella scelta è giusta - e, dunque, si tende a continuare la lettura (spesso convincendosi però ancor più della prima valutazione). Ma il lettore intelligente è un lettore autonomo e, soprattutto, è un individuo - il diritto di non leggere è, infatti, un diritto naturale che ricade in capo a ciascuno per il solo fatto di aprire un libro - e perciò deve essere pronto a tornare indietro sulle proprie decisioni: il tempo perso intorno a un libro pessimo è perso anche per il libro eccellente che avremmo potuto leggere in quel tempo.