2° diritto - Leggere ad alta voce
22 Novembre 2007 di GG
Quando si scrive di doveri, si intende mettere in luce ciò che il soggetto dovrebbe fare per raggiungere un obiettivo (nel nostro caso essere un lettore intelligente); quando parliamo di diritti, ci spostiamo nella sfera del semplicemente possibile, ovvero verso una serie di azioni che il soggetto può o meno compiere ma che non possono essere considerate necessarie. Parlare di diritti, inoltre, implica spesso l’esistenza di qualcun altro che potrebbe vedere la propria sfera di libertà diminuita dal nostro agire, anzi proprio tale diminuzione dà senso al diritto. Il leggere ad alta voce è un diritto che, ampiamente, entra in questa definizione: se leggiamo ad alta voce o ci troviamo da soli o siamo degli attori sul palcoscenico o diamo fastidio a qualcun altro.
Ormai siamo talmente abituati a leggere “con gli occhi” che se vediamo qualcuno fare il contrario ci stupiamo e, se siamo gentili, pensiamo che chi stiamo osservando è quanto meno un originale. Ritengo, ma non sono da solo, che la lettura ad alta voce sia un metodo estremamente importante per poter assaporare non solo il ritmo della pagina scritta ma anche per prestare maggiore attenzione a ciò che si legge, all’intreccio, alle descrizioni. In questo modo la lettura coinvolge l’intero corpo, ci costringe a non fare altro quanto meno con la bocca (fumare, mangiare) e, soprattutto, catalizza il senso dell’udito, troppo spesso abbacinato da musica o rumori che distolgono l’attenzione dalla pagina scritta. Leggere ad alta voce diventa perciò un esercizio di immersione totale nella lettura che ci aiuta a goderne non solo intellettualmente ma anche fisicamente. Il coinvolgimento è tanto più importante quanto riusciamo a calarci nell’ambiente e nel clima che ritroviamo nel testo, magari utilizzando voci diverse per l’io narrante e per i personaggi. Può sembrare stupido, ma lo scrittore ci fornisce solamente una serie di parole scritte su fogli di carta, tutte uguali e piatte; il lettore, in qualità di coautore, può dunque ragionevolmente effettuare esercizio di animazione dei burattini che si ritrova fra le mani. Si tratta di un’attività che, come sa soprattutto chi ha figli di pochi anni d’età a cui legge le fiabe, può essere divertentissima e molto coinvolgente. Ma anche chi si ritrova a leggere da solo può farlo. Di chi dovremmo avere vergogna… di noi stessi?
Secoli fa si leggeva soltanto ad alta voce. Bisogna distinguere però tra lettura ad alta voce con la propria voce e ascolto di qualcuno che legga ad alta voce. La prima attività può essere interessante, la seconda noiosissima. Una delle cose che odio di più nelle presentazioni, per esempio, è l’autore che legge ad alta voce le sue pagine. Per la verità ogni aspetto delle presentazioni letterarie mi sembra inutile.
OT:
ti saluta Salvatore Sblando.